Quarta nonConferenza nazionale di coworking e lavoro

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Spazio Ex Ansaldo
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Milano
11 - 13 - 14
novembre 2015

La progettazione europea è possibile?

La testimonianza di Giandomenico Giuliani di Cofondatore di B-smart center e di Ronnie Garattoni 

Di Warehouse coworking ci fa dire di si.

 

Ecco in estrema sintesi, i loro interventi.

 

Giandomenico Giuliani
Cofondatore di B-smart


Il B-smart center è gestito da un azienda e frequentato da aziende professioniste, non ha quindi un’attività sociale reale ma è stato ugualmente coinvolto in un progetto sociale in collaborazione con il Comune e la fondazione Cariplo. Ha dato vita al coworking itinerante.

Collaborazione tra pubblico e privato, in un progetto vasto, molto faticoso. La difficoltà maggiore: non parlare lo stesso linguaggio degli interlocutori, in termini di tempi di realizzazione. Hanno dato il via a questo processo ma poi erano in una confusione totale. Smart è fondato da imprenditori e si rivolge a questi, ha difficoltà a capire i tempi delle amministrazioni, che sono molto dilatati rispetto al privato. Tante ore di lavoro e tanto impegno per convincere le istituzioni e le associazione sul territorio ad occuparsi dei problemi dei freelance che in realtà sono visti come “se non hai il lavoro inventatelo”. 

Le esperienze dei coworking possono essere un esempio per altri territori vicini. Attualmente all’interno delle stessi territori e delle stesse associazioni le persone si sovrappongono. La difficoltà più forte è che le persone si sono avvicinate al coworking per prendere qualcosa e non per dare qualcosa. La politica dunque di B-smart center è di essere poco attrattivi, non possono distribuire opportunità, è un qualcosa da fare insieme. Da qui il progetto dunque del coworking itinerante, che il welfare 2.0 non è a pioggia ma mirato, deve dare una mano ad aiutarti. 

 

Warehouse coworking 

Ronnie Garattoni 

Sono costruiti come società privata e con una grossa vocazione verso il territorio, chiedendo alle persone di investire tempo, proviamo a coinvolgere quelle che hanno competenze, è un mestiere che costa fatica e tempo. Di società che fanno progettazione europea ce ne sono molte, ma per il coworking non sono ideali, l’approccio coworking parte dai bisogni dopo viene il bando. Quello che serve è la progettualità, che possa essere realizzata con finanziamenti europei e non. Un modo che la filiera di competenze possa superare i limiti della provincia. 

 

interviene

Giorgio Baracco
Lab 121

L’obiettivo per i fondi europei è troppo spesso visto come un modo per prendere i soldi, l’idea che dobbiamo spendere i fondi europei ma non si capisce bene il perché, gli obiettivi sono deboli. 

 

di Claudia Merlini, Coworkingfor

 

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